INTERVISTA CON JORGE EMILIO SIERRA MONTOYA IN COLOMBIA

By Peter Tase

Il signor Jorge Emilio Sierra Montoya è stato sia direttore de “ La Repùblica” (il primo quotidiano finanziario della Colombia) sia il primo direttore dell’Istituto Latino Americano sulla Leadership. Attualmente svolge il ruolo di consigliere sulla responsabilità sociale alla Universidad Simon Bolivar (USB) di Barranquilla in Colombia (dopo aver ricoperto la stessa mansione nella Associazione Colombiana delle Università – ASCUN), dove è direttore di “Sviluppo Indoamericano” (“Desarollo Indoamericano”), rinomato giornale colombiano e una delle più importanti pubblicazioni sulle questioni sociali in America Latina e Caraibi.

Dotato di una educazione universitaria in filosofia, letteratura, scienze politiche e economia, durante gli ultimi anni il Professor Jorge Emilio ha contribuito agli studi sulla Responsabilità Sociale delle Corporazioni (CSR) e ha pubblicato tre libri: “CSR: casi di lezione e modelli di vita”, “Nuove lezioni di CSR” e “Letture di base sulle CSR”.

Il suo lavoro più recente è “Leadership con valori” pubblicato dalla Digital Reasons, una casa editrice spagnola (www.digitalreasons.es). Nella sua collezione di saggi “ Argomenti sul XXI secolo” il professor Jorge Emilio fa risaltare il ruolo dei leader socialmente responsabili in diverse organizzazioni in modo che la crisi contemporanea in economia, politica e famiglia possa essere superata.

Facciamo leggere l’intervista del Professore data a Peter Tase (PT).

Il trend della Responsabilià Sociale delle Corporazioni (CSR)

PT  – Nessun dubbio, la CSR è diventata molto trendy negli ultimi tempi…

JESM – Comincia ad acquistare popolarità. I mezzi di comunicazione di massa hanno cominciato a segnalare i casi concernenti la CSR e la USR (Responsabilità Sociale Universitaria), anche le campagne interne e istituzionali. Questo è un buon modo di promozione delle CSR.

PT – Dove risiede la necessità che i leader delle corporazioni comprendano l’importanza della CSR?

JESM – Perché la CSR presuppone un cambiamento importante nel settore del business, iniziando dagli stessi imprenditori. Per tanto tempo era stato creduto che la ragion d’essere di una impresa era di generare profitti e redditti, tutto all’interno della sfera economica, con il concetto di denaro e risorse monetarie. Tutto questo è molto importante per lo sviluppo, ma non basta da solo. Oggi l’impresa necessità di avere ugualmente profitti economici e sociali, promuovendo non solo i profitti dei dirigenti e degli azionisti ma anche gli interessi di altri soggetti economici e portatori di interessi (impiegati, fornitori, comunità) nei cui confronti l’impresa deve rapportarsi in modo socialmente responsabile. Tutto questo implica un concetto più ampio di impresa. Questo gruppo economico ha una responsabilità sociale nei confronti degli impiegati, dei fornitori, delle università e del governo.

Tutti investono e guadagnano

PT – Esistono sempre coloro che credono che la responsabilità sociale appartiene solo alle grandi corporazioni anche se i programmi CSR sono più ordinari.

JESM – E’ vero quest’ultima affermazione: le corporazioni sono obbligate ad adottare simili programmi perché la responsabilità sociale racchiude anche tante questioni ambientali che oggi sono della massima importanza. Le grandi compagnie devono essere molto rispettose dell’ambiente in quest’ambito ed assicurare i più alti gradi di protezione ambientale, requisiti tutti richiesti dal mercato internazionale, le leggi interne dei paesi e leggi sulle proporzioni globali in natura. Per questo esse attengono a tutti questi requisiti.

PT – Perché Lei sostiene che la CSR deve essere responsabilità delle compagnie e di tutti i tipi di imprese, incluse quelle familiari?

JESM – Anche quest’ultimo tipo di imprese e tutti i tipi di piccole e medie imprese (SME) devono vedere la CSR non come un costo ma come un investimento, dati i molteplici vantaggi che cosi si generano.

PT – Ci può menzionare alcuni di questi vantaggi?

JESM – In ciascuna compagnia o organizzazione si guarda ai portatori di interesse (“stakeholder”). Invece, il più grande gruppo dentro questa forma organizzativa sono i dipendenti, che richiedono supporto tramite vari programmi (abitazione, cure sanitarie, istruzione, piani pensionistici) all’interno del concetto pratico della responsabilità sociale. E’ giusto che abbiano dei supporti in quest’ambito perché, come ho già accenato, la responsabilità di una compagnia non è solo solo di dare profitti ai proprietari ma dividerli solidarmente tra i vari gruppi di interesse e sopratutto con i lavoratori, migliorando cosi le loro condizioni di vita.

PT – E quali vantaggi portano i lavoratori alla compagnia?

JESM – Tantissimi. Acquisendo un senso di appartenenza alla organizzazione, i lavoratori aumentano la produttività, l’efficenza e la competitività e riducono le controversie lavorative. I vantaggi non sono solo economici. Nell’odierno mondo del business ci sono tanti asset immateriali (per esempio il copyright) il cui valore tante volte eccede il valore della compagnia stessa. Quando una compagnia si atteggia con responsabilità sociale, rispetta i diritti del lavoro o promuove le restrizioni ambientali, migliora la sua reputazione e il suo prestigio, aumentando cosi le preferenze dei consumatori per i suoi prodotti. Tutto questo aumenta le vendite della compagnia e la rafforza finanziariamente. Tantissimi studi fatti avvalorano questa affermazione.

Progetti universitari

PT– Per molto tempo Lei è stato impegnato in ambito universitario in missioni per stabilire dei piani che promuovono la responsabilità sociale. Cosa ci può dire di queste iniziative?

JESM – Ho sostenuto questi progetti alla ASCUN e attualmente lo sto facendo alla USB, dove con il mio team siamo sviluppando progetti come il Centro per la Responsabilità Sociale e la CSR- USR e scriviamo libri sul tema. Non mi stancherò mai dall’affermare che le università, cosi come i media, hanno una responsabilità sociale enorme, probabilmente molto più di altri settori che incidono di meno sul benessere collettivo.

(Traduzione dall’inglese: Gjergji Kajana)

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